La Procura contesta l'aggravante mafiosa. Da rifare il processo ai fratelli Lombardo

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CATANIA, 23 GIUGNO 2012 – Fino ad ora si è scherzato. Anzi, “babbiàto”, per dirla con le parole di Alessandro Benedetti, legale difensore del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo nel processo che vede quest'ultimo coinvolto – insieme al fratello Angelo, deputato nazionale del Movimento per le Autonomie – per voto di scambio.
La Procura di Catania, stupendo più di un commentatore, ha infatti deciso de facto di cancellare il processo che si sta tenendo per voto semplice e sostituire a questo aggettivo un aspetto molto più pesante: l'aggravante mafiosa perché – come spiega il pubblico ministero Carmelo Zuccaro - «adesso abbiamo degli elementi nuovi che ci permettono di contestare l'aggravante mafiosa».

Nella decisione molto sembrano aver influito le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Maurizio Di Gati e Gaetano D'Aquino, in particolare perché quando il partito dei fratelli Lombardo chiedeva voti questi «non venivano chiesti a persone specifiche ma a interi quartieri, in nome delle condizioni dettate dal reato 416 bis», cioè l'associazione mafiosa basata sull'intimidazione, l'assoggettamento e l'omertà. «Queste persone» - ha concluso il pubblico ministero - «non avrebbero mai denunciato che un candidato piuttosto che un altro aveva chiesto loro il voto, perché assoggettate e abituate a un lima di omertà. I candidati lo sapevano e ne approfittavano».
Torna così ad essere praticamente un unico filone quello che vede coinvolti il presidente della Regione e suo fratello nel processo Iblis, nel quale la giudice per le indagini preliminari Marina Rizza dovrà pronunciarsi in merito al rinvio a giudizio dei due per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, che è poi la richiesta fatta dagli avvocati difensori di Lombardo.
Per l'avvocato Benedetti, però, questa decisione è solo un tentativo per non arrendersi all'idea che contro i due possa non esserci niente.
Non si sa, ora, cosa avverrà in merito ai due processi. L'unica certezza è che il rischio prescrizione si avvicina sempre di più.

Intanto, a margine dell'inchiesta, esplode il “caso” del boss Santo La Causa o, per meglio dire, esplode un caso particolare in merito alla gestione dei verbali che ne contengono le dichiarazioni, depositati durante la scorsa udienza e dunque di pubblico dominio. «Ci è stato detto che non sarebbe “uscito” nulla» - scriveva Marco Benanti su Iene Siciliane nei giorni scorsi[1] - ma «la notizia la danno l'Agi e l'Ansa nell'arco di poco tempo.
Ovvero, tradotto la notizia la gestisce prima il sistema di Potere, che ha in Mario Ciancio Sanfilippo il suo fulcro principale, che controlla, una cosa su tutto, l'Ansa di Catania». «Questo è il “Sistema Catania” all'opera, nella sua operatività reale, da decenni», denuncia Benanti, che se la prende anche con chi – come gli «innocui parolai del sinistrume catanese» - pur potendo non fanno niente per mutare uno scenario in cui Ciancio Sanfilippo è l'indiscusso padrone dell'informazione.

Secondo la ricostruzione fatta da Claudia Campese, direttrice di CTZen.it che proprio sul “Sistema Catania” ho intervistato qualche settimana fa[2], la ricostruzione fatta dall'agenzia Ansa – di cui Ciancio Sanfilippo è stato per lungo tempo vicepresidente ed oggi consigliere (come facilmente riscontrabile nell'elenco dei componenti del Consiglio di Amministrazione[3]) – del racconto di un summit mafioso tenutosi a casa del presidente della Regione cita i nomi dei boss presenti ma non accenna minimamente alla presenza di Raffaele Lombardo, che viene invece citato proprio dal suo avvocato difensore – Benedetti – in un lancio di agenzia successivo. «Un dettaglio che cambia del tutto il peso delle parole di La Causa nei confronti di Raffaele Lombardo ma di cui non c'era traccia nel primo resoconto».

Note
[1] Mafia, il boss Santo La Causa: “non conosco Raffaele Lombardo, ma mi hanno detto che nella sua campagna…” di Marco Benanti, ienesiciliane.it, 20 giugno 2012;
[2] http://senorbabylon.blogspot.it/2012/05/voci-dal-pluralismo-catanese-intervista.html;
[3] http://corporate.ansa.it/it/board-detail.aspx?id=1&selId=2